Come eliminare e sostituire le plastiche che contengono BPA (bisfenolo A).

Da anni leggo, studio e cerco informazioni sull’inquinamento da plastica e da Bisfenolo A (BPA). Esistono ricerche molto approfondite e dati tecnici che dimostrano quanto il bisfenolo A interferisca a livello ormonale sia in fase di concepimento che di crescita. Però il limite di questi risultati di ricerche scientifiche sta nel fatto che molte volte sono di difficile lettura o comprensione. Quando ho letto questo articolo ho capito che era quello giusto, e dopo averci pensato un po’ su ho deciso di tradurlo per renderlo accessibile, per fare informazione e divulgazione.  (I numeri che trovate fra parentesi nell’articolo fanno riferimento alle fonti americane. A fondo pagina trovi un elenco dei prodotti che contengono BPA e dei link di approfondimento in italiano).

Questo articolo è il terzo della nostra serie sui più comuni agenti chimici domestici da evitare, dopo quello sui pesticidi e sulla formaldeide. Per favore cerca di ricordare che questa serie di articoli sulla riduzione di esposizione agli agenti chimici è stata pensata per metterti in una condizione di potere invece che di ignoranza. La conoscenza ci permette di prendere decisioni consapevoli che possono fare una grande differenza per la nostra salute e quella delle persone che amiamo.  Ogni volta che compriamo qualcosa stiamo votando, e in questo articolo vedrai un esempio del potere del consumatore. Continua a leggere

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10 buone pratiche green che puoi fare fin da subito

Nell’ultimo post ti avevo promesso un elenco di baby step per guidarti passo passo attraverso azioni, testate e collaudate. Avere qualcuno che ti tiene per mano fa una grossa differenza, proprio come quando un neonato impara a camminare.

L’importante è sempre cominciare: scegli una di queste buone pratiche e muovi il primo passo; parti dalle piccole cose. Per aiutarti a ricordare ho preparato un regalo per te: alla fine dell’articolo trovi un PDF con i 10 baby step da stampare.  Continua a leggere

L’ Ecodesign è intorno a noi: 8 oggetti di design sostenibile che esistono già.

L’Ecodesign è una metodologia progettuale secondo la quale l’intero ciclo di vita del prodotto – produzione, uso e dismissione – deve essere tenuto in considerazione in fase di progettazione. Il centro e l’obiettivo devono essere il benessere dell’ambiente e dell’essere umano, come abitante del mondo e come membro di una società, in un rapporto di connessione e ciclicità.

Si parla quindi di progettazione dalla culla alla culla, che sostituisce quella dalla culla alla tombaI vantaggi che ne derivano sono consistenti e coinvolgono i livelli economico, sociale e ambientale. Continua a leggere

Di quella volta che non sapevo se scegliere centrifuga o estrattore.

estrattore

Ti starai chiedendo cosa ci fa una recensione sugli estrattori di succo sul blog di Contiamoci. Ecco se oltre alla solita spremuta d’arancia vorresti succhi sani e ricchi di vitamine non pastorizzati e privi di zuccheri aggiunti, e magari anche evitare di produrre molti rifiuti in vetro e tetrapak allora una recensione e qualche delucidazione su come scegliere un estrattore o una centrifuga può tornare utile.  Continua a leggere

Un modello economico che non produce rifiuti. La Blue Economy.

blue-economy

“This is our goal: making people healthy and happy.”

La Blue Economy è un modello economico che non produce rifiuti. Approccio di Gunter Pauli, economista belga che ha fondato ZERI (Zero Emissions Research and Initiatives). L’obiettivo di questa rete di studiosi consiste nel cercare soluzioni alternative per l’economia sperimentando nuovi modi di produzione e di consumo più sani. Continua a leggere

Ispirarsi alla natura per progettare

fiori di loto

Di incontri e di collaborazioni.

Abbiamo conosciuto Germana a Fa’ la cosa giusta ad ottobre a Torino. Si è fermata al nostro stand e la scintilla è scoccata. Le è piaciuto il progetto Contiamoci e ci ha subito detto di voler collaborare con noi. Qualche mese dopo ci siamo incontrati e il feeling è diventato anche personale.

Germana è un’appassionata studiosa di metodologia progettuale e design sistemico. In una rubrica dedicata, sul blog di Contiamoci, ci parlerà di cosa è questo approccio e cosa significa. 

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Autoproduzione: come lavorare il feltro.

Autoproduzione Feltro

Inauguriamo la sezione “guest post”. Grazie Lilli (link e bio al fondo).

Il guest post di oggi è della favolosa amica Liliana Piattone che ci racconta una tipica giornata di autoproduzione e in particolare come lavorare il feltro.

E’ una bella giornata di maggio e aspetto Greta, la creatrice di Contiamoci, qui a Chiomonte.

Abbiamo un progetto, lei vuole creare dei gadget ecologici per presentare Contiamoci a Milano, pensa a delle spillette a forma di goccia, che è il simbolo del social network. Ma quali materiali usare? Il legno “si ma forse è un po’ pesante”, la cartapesta “Intrigante e da imparare” e poi pensiamo alla lana, “si possiamo farle in feltro!!”
E via, è deciso. Io non sto nella pelle, fare feltro mi piace tanto, ma spesso mi manca il tempo nonché la spinta emotiva. E’ bello creare in compagnia, si crea una alchimia, ci si scambiano idee, il tempo scorre ridendo, quindi tra una tisana e un biscotto ci mettiamo all’opera.

Stendiamo un primo strato di lana cardata, poi un secondo, e con acqua calda e sapone cominciamo a massaggiare la lana, prima delicatamente, poi con più intensità. La lana comincia a infeltrire e il nostro pannello a diventare più solido e consistente, lo folliamo con la stuoia di bambù più e più volte, un lavoro di gomito. Quando sentiamo che abbiamo lavorato la lana al punto giusto, strizziamo bene il pannello e cominciamo a ritagliare le goccioline.

Obiettivo raggiunto! Basta lasciarle asciugare e incollare le spille e il gioco è fatto, non abbiamo inquinato il pianeta e ci siamo divertite, questa è si che è una buona pratica!

Sono Liliana Piattone, una mamma programmatrice, coltivo e vendo piccoli frutti rossi, vivo in un paesino di montagna, amo il feltro e tutte le espressioni artistiche che riguardano il tessile e questo è il mio blog.

p.s. quelli in foto sono frollini alla lavanda, una delle tante leccornie che Lilli prepara con le sue manine sante…gnam!