L’ Ecodesign è intorno a noi: 8 oggetti di design sostenibile che esistono già.

L’Ecodesign è una metodologia progettuale secondo la quale l’intero ciclo di vita del prodotto – produzione, uso e dismissione – deve essere tenuto in considerazione in fase di progettazione. Il centro e l’obiettivo devono essere il benessere dell’ambiente e dell’essere umano, come abitante del mondo e come membro di una società, in un rapporto di connessione e ciclicità.

Si parla quindi di progettazione dalla culla alla culla, che sostituisce quella dalla culla alla tombaI vantaggi che ne derivano sono consistenti e coinvolgono i livelli economico, sociale e ambientale. Continua a leggere

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Di quella volta che non sapevo se scegliere centrifuga o estrattore.

estrattore

Ti starai chiedendo cosa ci fa una recensione sugli estrattori di succo sul blog di Contiamoci. Ecco se oltre alla solita spremuta d’arancia vorresti succhi sani e ricchi di vitamine non pastorizzati e privi di zuccheri aggiunti, e magari anche evitare di produrre molti rifiuti in vetro e tetrapak allora una recensione e qualche delucidazione su come scegliere un estrattore o una centrifuga può tornare utile.  Continua a leggere

Un modello economico che non produce rifiuti. La Blue Economy.

blue-economy

“This is our goal: making people healthy and happy.”

La Blue Economy è un modello economico che non produce rifiuti. Approccio di Gunter Pauli, economista belga che ha fondato ZERI (Zero Emissions Research and Initiatives). L’obiettivo di questa rete di studiosi consiste nel cercare soluzioni alternative per l’economia sperimentando nuovi modi di produzione e di consumo più sani. Continua a leggere

Ispirarsi alla natura per progettare

fiori di loto

Di incontri e di collaborazioni.

Abbiamo conosciuto Germana a Fa’ la cosa giusta ad ottobre a Torino. Si è fermata al nostro stand e la scintilla è scoccata. Le è piaciuto il progetto Contiamoci e ci ha subito detto di voler collaborare con noi. Qualche mese dopo ci siamo incontrati e il feeling è diventato anche personale.

Germana è un’appassionata studiosa di metodologia progettuale e design sistemico. In una rubrica dedicata, sul blog di Contiamoci, ci parlerà di cosa è questo approccio e cosa significa. 

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Autoproduzione: come lavorare il feltro.

Autoproduzione Feltro

Inauguriamo la sezione “guest post”. Grazie Lilli (link e bio al fondo).

Il guest post di oggi è della favolosa amica Liliana Piattone che ci racconta una tipica giornata di autoproduzione e in particolare come lavorare il feltro.

E’ una bella giornata di maggio e aspetto Greta, la creatrice di Contiamoci, qui a Chiomonte.

Abbiamo un progetto, lei vuole creare dei gadget ecologici per presentare Contiamoci a Milano, pensa a delle spillette a forma di goccia, che è il simbolo del social network. Ma quali materiali usare? Il legno “si ma forse è un po’ pesante”, la cartapesta “Intrigante e da imparare” e poi pensiamo alla lana, “si possiamo farle in feltro!!”
E via, è deciso. Io non sto nella pelle, fare feltro mi piace tanto, ma spesso mi manca il tempo nonché la spinta emotiva. E’ bello creare in compagnia, si crea una alchimia, ci si scambiano idee, il tempo scorre ridendo, quindi tra una tisana e un biscotto ci mettiamo all’opera.

Stendiamo un primo strato di lana cardata, poi un secondo, e con acqua calda e sapone cominciamo a massaggiare la lana, prima delicatamente, poi con più intensità. La lana comincia a infeltrire e il nostro pannello a diventare più solido e consistente, lo folliamo con la stuoia di bambù più e più volte, un lavoro di gomito. Quando sentiamo che abbiamo lavorato la lana al punto giusto, strizziamo bene il pannello e cominciamo a ritagliare le goccioline.

Obiettivo raggiunto! Basta lasciarle asciugare e incollare le spille e il gioco è fatto, non abbiamo inquinato il pianeta e ci siamo divertite, questa è si che è una buona pratica!

Sono Liliana Piattone, una mamma programmatrice, coltivo e vendo piccoli frutti rossi, vivo in un paesino di montagna, amo il feltro e tutte le espressioni artistiche che riguardano il tessile e questo è il mio blog.

p.s. quelli in foto sono frollini alla lavanda, una delle tante leccornie che Lilli prepara con le sue manine sante…gnam!

Ilaria Berio ci parla di Opossum

Non avevo mai sentito parlare di Opossum e poi all’improvviso due amici a distanza di due giorni mi segnalano la cosa. E così ho deciso che era un segno e che questa buona pratica andava fatta conoscere.

Quando da un’esigenza pressante e personale nasce una soluzione per tutti: è il caso di Opossum, una coperta impermeabile per seggiolino da bicicletta pensata da una giovane imprenditrice genovese residente a Torino, Ilaria Berio, che alla nascita della prima figlia si è scontrata con la difficoltà di accompagnarla al nido in bicicletta senza farla ammalare. “Con la mia prima figlia ho dovuto mettermi a ragionare per risolvere la situazione”, spiega lei stessa. “Mi sembrava impossibile che non esistesse già una soluzione, ma quelle che c’erano non andavano bene per me”.

Così è nato Opossum, oggetto per tutti i genitori che non vogliono rinunciare a portare i loro bimbi sulle due ruote, anche quando le condizioni meteorologiche non sono proprio favorevoli: tessuti completamente impermeabili, progettati per il trasporto dei bambini anche in inverno, proteggendoli da pioggia, vento e neve.

Opossum punta a incentivare la mobilità a due ruote dei genitori: ideato e brevettato per i seggiolini posteriori per bicicletta e i bambini dai 9 ai 36 mesi, li ripara da freddo e maltempo. Pratico e veloce, è legato al seggiolino e non serve smontarlo e rimontarlo ad ogni utilizzo: lo si può trovare in vendita solo tramite il sito www.opossum-bike.com.

Allora cosa aspettate?

Questo non è un post promozionale, non percepisco alcun introito dalla pubblicazione di questi contenuti.